English version? go to the end of the post!

Ora che il governo di Romani Prodi è caduto, il dibattito politico in Italia si muove su nuovi binari. La questione al centro dei colloqui iniziati dal presidente Napolitano è questa: formare un governo tecnico o indire nuove elezioni?

La destra, condotta da Silvio Berlusconi, vuole che la parola torni ai cittadini. La prima ragione non potrebbe essere più semplice: è in vantaggio nei sondaggi. La seconda ragione è più subdola.

Il lavoro di un’amministrazione temporanea sarebbe modificare la legge elettorale voluta da Berlusconi nel 2006, subito prima delle ultime elezioni. Quetsa legge si avvicina ad un proporzionale perfetto, e chi la critica sostiene che lascia il paese ingovernabile lasciando spazio in parlamento anche al più piccolo dei partiti (che in Italia sono chiamati col delizioso nome di “partitini”). Una qualsiasi riforma elettorale avrebbe lo scopo di far tornare il paese verso un sistema a due, o al massimo a 4 partiti, come in Germania.

Sapendo che la riforma sarebbe stata inevitabile il centor-sinistra ha fatto un passo importante verso la costruzione di un movimento di largo respiro, il Partito Democratico, che ha iniziato ad esistere dallo scorso autunno. Gli sforzi di Berlsuconi per raggiungere lo stesso obiettivo sono falliti. Nessuno dei tre gruppi che componevano l’alleanza con cui vinse le scorse elezioni, ha voluto connettersi ad un partito guidato da lui, o piuttosto dalla sua protetta, un’ex regina della bellezza dai capelli di fuoco, Michela Vittoria Brambilla.

Le ragioni per volere un governo ad interim sono state evidenziate recentemente dal Financial Times. La logica è cristallina. Anche colui che ha scritto l’attuale legge elettorale, per favorire Berlusconi, l’ha successivamente chiamata “una porcata”. E’ chiaro quindi che andrebbe cambiata. Un gabinetto di tecnocrati non legati ai partiti e/o comunque di politici accettati da entrambi gli schieramenti, porterebbe senza alcun dubbio questa ed altre cose buone per l’Italia. E, cosa di non poco conto per il Financial Time!, darebbe una certa sicurezza ai mercati.

C’è solo un ostacolo: la democrazia parlamentare. Da giovedì notte l’Italia ha un parlamento appeso ad un cappio. Prodi ha ricevuto il voto di fiducia alla Camera dei deputati, ma l’ha perso al Senato. E’ difficile pensare ad un motivo migliore per andare alle urne e chiedere agli elettori un nuovo verdetto.

Tuttavia una certa difficoltà nel supportare questa tesi, sia da parte del Financial Time, che per i lettori del Guardian, è data dalla fatto che con molta probabilità tornerebbe al potere un uomo il cui concetto di democrazia è, quanto meno, discutibile. Costui non ha visto nulla di male nel creare un monopolio (di fatto) delle televisioni nazionali quand’era primo ministro e non ha mai ammesso formalmente la sua sconfitta durante le ultime elezioni. Alcuni detrattori sostengono che Berlusconi, più o meno come gli Islamisti in paesi come l’Algeria, usi la democrazia solamente finchè gli sta bene farlo. E tuttavia, in questa occasione, si rivelano anch’essi vulnerabili della stessa obiezione.

Questo articolo è tratto dal Guardian_Unlimited online; la versione originale è disponibile su:

This article is taken from the online version of the Guardian Unlimited:

http://commentisfree.guardian.co.uk/john_hooper/2008/01/is_berlusconi_right.html

Le notizie non sono sempre così oggettive, e questo è spesso quanto mai evidente: ogni giornale le riporta in modo diverso, le commenta, le analizza, le interpreta alla luce delle idee di chi scrive.

Leggevo oggi la notizia della bizzarra e inattesa reazione della signora Flavia, in difesa del marito contestato da una anziana signora. Sono subito rimasto colpito come La Repubblica e Il Corriere (che consulto quotidianamente) riportassero la notizia con alcune frasi identiche. Un po’ sorpreso sono andato a controllare anche nel sito del Giornale, giusto per completezza di schieramento.

Non ci credevo! La signora Flavia, o forse dovremmo dire “la first lady”, questa volta ha messo d’accordo proprio tutti; ma forse non è proprio così. Forse, quando non si tratta direttamente di politica, un copia-e-incolla dalle agenzie di stampa è la soluzione più semplice.
La Repubblica
Il Corriere della Sera
Il Giornale
Il Messaggero