Non trovando altre parole, cito Luciana e anch’io, con lei, declino dal Latino:
merda
merdae
merdae
mardam
merda
merda
Plurale:
merdae
merdarum
merdis
merdas
merdae
merdis
10 Jul 08
Non trovando altre parole, cito Luciana e anch’io, con lei, declino dal Latino:
merda
merdae
merdae
mardam
merda
merda
Plurale:
merdae
merdarum
merdis
merdas
merdae
merdis
2 Apr 08
Tutto come previsto: i sindacati, duri e puri, hanno insistito con il loro no al piano industriale e AirFrance ha abbandonato la trattativa.
Ora Berlusconi si farà avanti, con una cordata dell’ultimo minuto; farà un’offerta di acquisto a prezzo stracciato, ma prometterà un futuro glorioso e pochi, pochissimi esuberi. Metterà i sindacati con le spalle al muro, poichè essi non potranno permettersi di bocciare nuovamente un’offerta di acquisto e condannare la società al fallimento. Otterrà l’appoggio dalla Sea, promettendo di trasformare Malpensa nel più grande hub d’Italia e forte anche del consenso nell’opinione pubblica, Alitalia sarà sua. Questa mossa, se giocata in tempo, gli garantirà una popolarità ancora maggiore alle elezioni, che vincerà. Una volta al governo si preoccuperà di trovare il modo per coprire i buchi nei bilanci della “flotta della libertà”: varerà finanziamenti pubblici e/o prestiti statali agevolati. Il tutto a spese dei cittadini Italiani; che a quel punto avranno sia regalato Alitalia a Berlusconi sia ripianato i debiti dell’azienda con le prorie tasse.
A dir poco geniale!
29 Jan 08
Veltroni sfida Berlusconi “PD non si coalizzerà alle prossime elezioni, anche Forza Italia corra da sola!” .
Ma Giordano sfida Veltroni: “Accettiamo una sfida per l’egemonia”.
Nel frattempo Baccini (UDC) sfida Berlusconi: “Voteremo Marini, se lo vorranno tutti”
Pecoraro insiste: “Sfido il Pd ad essere alleato per non regalare il potere a Berlusconi”.
E noi?
Noi sfidiamo chiunque a non ridere di questa bagarre.
27 Jan 08
English version? go to the end of the post!
Ora che il governo di Romani Prodi è caduto, il dibattito politico in Italia si muove su nuovi binari. La questione al centro dei colloqui iniziati dal presidente Napolitano è questa: formare un governo tecnico o indire nuove elezioni?
La destra, condotta da Silvio Berlusconi, vuole che la parola torni ai cittadini. La prima ragione non potrebbe essere più semplice: è in vantaggio nei sondaggi. La seconda ragione è più subdola.
Il lavoro di un’amministrazione temporanea sarebbe modificare la legge elettorale voluta da Berlusconi nel 2006, subito prima delle ultime elezioni. Quetsa legge si avvicina ad un proporzionale perfetto, e chi la critica sostiene che lascia il paese ingovernabile lasciando spazio in parlamento anche al più piccolo dei partiti (che in Italia sono chiamati col delizioso nome di “partitini”). Una qualsiasi riforma elettorale avrebbe lo scopo di far tornare il paese verso un sistema a due, o al massimo a 4 partiti, come in Germania.
Sapendo che la riforma sarebbe stata inevitabile il centor-sinistra ha fatto un passo importante verso la costruzione di un movimento di largo respiro, il Partito Democratico, che ha iniziato ad esistere dallo scorso autunno. Gli sforzi di Berlsuconi per raggiungere lo stesso obiettivo sono falliti. Nessuno dei tre gruppi che componevano l’alleanza con cui vinse le scorse elezioni, ha voluto connettersi ad un partito guidato da lui, o piuttosto dalla sua protetta, un’ex regina della bellezza dai capelli di fuoco, Michela Vittoria Brambilla.
Le ragioni per volere un governo ad interim sono state evidenziate recentemente dal Financial Times. La logica è cristallina. Anche colui che ha scritto l’attuale legge elettorale, per favorire Berlusconi, l’ha successivamente chiamata “una porcata”. E’ chiaro quindi che andrebbe cambiata. Un gabinetto di tecnocrati non legati ai partiti e/o comunque di politici accettati da entrambi gli schieramenti, porterebbe senza alcun dubbio questa ed altre cose buone per l’Italia. E, cosa di non poco conto per il Financial Time!, darebbe una certa sicurezza ai mercati.
C’è solo un ostacolo: la democrazia parlamentare. Da giovedì notte l’Italia ha un parlamento appeso ad un cappio. Prodi ha ricevuto il voto di fiducia alla Camera dei deputati, ma l’ha perso al Senato. E’ difficile pensare ad un motivo migliore per andare alle urne e chiedere agli elettori un nuovo verdetto.
Tuttavia una certa difficoltà nel supportare questa tesi, sia da parte del Financial Time, che per i lettori del Guardian, è data dalla fatto che con molta probabilità tornerebbe al potere un uomo il cui concetto di democrazia è, quanto meno, discutibile. Costui non ha visto nulla di male nel creare un monopolio (di fatto) delle televisioni nazionali quand’era primo ministro e non ha mai ammesso formalmente la sua sconfitta durante le ultime elezioni. Alcuni detrattori sostengono che Berlusconi, più o meno come gli Islamisti in paesi come l’Algeria, usi la democrazia solamente finchè gli sta bene farlo. E tuttavia, in questa occasione, si rivelano anch’essi vulnerabili della stessa obiezione.
Questo articolo è tratto dal Guardian_Unlimited online; la versione originale è disponibile su:
This article is taken from the online version of the Guardian Unlimited:
http://commentisfree.guardian.co.uk/john_hooper/2008/01/is_berlusconi_right.html