March 2008


Un gruppo di amici che studia nel master di Economia della London School of Economics (Londra) ha preparato una presentazione in powerpoint su alcuni temi economici che vengono spesso trattati nella campagna elettorale.
Tutti i dati citati provengono da fonti ufficiali come ISTAT, EUROSTAT e OCSE. Alla fine della presentazione potete trovare il riferimento alle pubblicazioni e ai database presi in considerazione.
E’ possibile scaricare la versione più recente del documento dal sito:

http://quattrogattilse.googlepages.com


in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto…

Il caso Alitalia sta in questi giorni monopolizzando l’attenzione dei media italiani, tanto da far dimenticare gli scontri in Tibet o la crisi nel Kosovo. Ma la storia del tracollo della nostra compagnia di bandiera non è recente: è una vicenda lunga e complessa, che affonda le sue radici nei decenni passati. Una storia italiana, in cui emergono con forza gli esiti di pessime amministrazioni statali spesso dettate da quelle organizzazioni che avrebbero dovuto difendere i lavoratori, ma hanno finito per rovinarli: i sindacati.

I sindacati, forti della loro “posizione dominante” in questa azienda di stato, hanno spesso, in pasato, dettato le loro regole; regole troppo spesso fatte di privilegi, casta e velleità. I dipendenti Alitalia sono stati sempre tra i più coccolati; piloti e hostess durante le trasferte potevano sogiornare in lussuosi alberghi a 5 stelle. I piani industriali per tenere l’azienda al passo con la concorrenza sono sempre stati bocciati dai sindacati, a suon di scioperi e manifestazioni. I governi, da parte loro, pur di tenere i sindacati a bada (e magari dalla loro parte…) cedevano alle continue richieste. Ma qualcosa cominciò ad andare storto… con la liberalizzazione del settore aereo e la nascita delle compagnie low-cost Alitalia non riusciva a tenere il passo alla concorrenza, i servizi peggioravano, la flotta aerea invecchiava, il buco nel bilancio si allargava, la clientela si riduceva e i piani industriali non riuscivano a far fronte all’emergenza.

La compagnia di bandiera finì sull’orlo della bancarotta, tanto da spingere il governo a considerare la vendita del proprio pacchetto azionario, per arginare le perdite.

Il resto della storia lo conosciamo tutti, ma permettetemi di rinfrescarci la memoria su ciò che è accaduto negli ultimi due-tre mesi. A ottobre le azioni della nostra compagnia di bandiera oscillavano tra gli 80 e i 90 centesimi di Euro. Il governo aveva reso pubblica la propria intenzione di vendere la propria quota, e due investitori avevano risposto. Una notizia trapelò nei giornali, a dicembre: AirFrance era disposta a pagare 26 centesimi per azione (ora diventati 10), mentre “la cordata italiana” capeggiata da AirOne era disposta a sborsare solo un centesimo.

Facciamo un esempio: è come se cercassimo casa e leggessimo nel “Boom” l’annuncio del signor Dino Scaggiante: “vendo appartamento arredato di 60 metri quadri in discrete condizioni in centro Mestre a 200mila euro trattabili”; bene, il signor AirFrance risponde all’annuncio, va a vedere l’appartamento e dopo averlo visto dice; senta signor Scaggiante, sono disposto a pagare la sua casa non più di 25 mila euro; in quegli stessi giorni risponde all’annuncio anche il signor AirOne: guarda Dino, proprio per farti un piacere sono disposti a darti 2500 euro per la tua casa, non di più.

Il nodo è finalmente giunto al pettine; quella che si pensava essere una azienda in crisi, ma ancora in discrete condizioni di salute, è apparsa agli investitori come una mela marcia che vale un ottavo o, nel peggiore dei casi, un ottantesimo del valore dichiarato.

E i sindacati, ora, che fanno? Rinchiusi nel loro imbarazzo, non fanno altro che ripetere “NO”. Prima gridavano no alla privatizzazione di Alitalia, ora no al piano industriale di AirFrance, no agli esuberi, no alle casse integrazioni.

Ultimamente è diventato addirittura difficile distinguere i comunicati dei sindacati da quelli della Conferenza Episcopale Italiana: cambi la parola “esubero” con “aborto”, o “eutanasia”, o “preservativo” e la frase rimane la stessa: sempre e solo “no”.

Nel frattempo le azioni di Alitalia crollano, i debiti aumentano, e le condizioni imposte dagli investitori diventano sempre più restrittive… ma loro, duri e puri, insistono col loro “no”; anche al costo del fallimento della società; anche al costo di lasciare tutti i 7600 dipendenti a casa.

Erica Boschiero, one of the most promising rising voices in the Italian music scenario, has been selected for the final stage of the “Musicultura festival”, the second biggest music contest in Italy. A sneak-preview show will be live on March 12 at Teatro Marchetti in Camerino, Italy.

From March 28 the finalists’ songs will be on-air in Radio Uno Rai during the programs “News Generation”, “Radio Campus”, “Tornando a casa”, “Personaggi e Interpreti”, “Stereonotte” and “Village”. Every day 4 artists will be in the competition and everyone can vote by dialling 163.400 followed by the code of the artist, which will be announced during the programs.

Listen to Erica’s songs and learn more about her music on myspace: http://www.myspace.com/ericaboschiero

References:
Musicultura’s website: http://www.musicultura.it/

“Official portrait of the royal Danish family” by James Brennan.
“Ritratto ufficiale della famiglia reale danese”, di James Brennan.

Official portait of the royal Danish family

(The portait has won the “Internation Satyra Prize” in Australia)
(Il ritratto ha vinto il Premio Internazionale della Satira, in Australia)

references: www.repubblica.it

Perchè un giorno nessuno più si permetta più di dire: “questo una donna per bene non lo deve fare”.

Per un futuro più rosa, meno nero.

demonstation for the International Women’s day; Sanaa, Yemen

foto da
picture from
www.corriere.it

but there’s a phone ringing into the White House
ma un telefono squilla nella Casa Bianca

something’s happening in the World…
qualcosa sta per accadere, nel mondo

your vote will decide who answers that call
whether it’s someone who already knows
the world’s leaders, knows the military
someone tested and ready to lead in a dangerous world
It’s 3 am and your children are safe and asleep.
Who do you want answering the phone?

il tuo voto deciderà chi risponde a quella chiamata
se sarà qualcuno che conosce i leader, le forze militari,
qualcuno con l’esperienza per governare in un mondo pericoloso.
Sono le tre di notte e i tuoi figli dormono, al sicuro.
Chi vuoi che risponda a quella chiamata?

Hyllary Clinton

—–

when the call gets answered shouldn’t the president be the one
-the only one-
who had judgment and courage to oppose the Iraq war from the start,
who understood the real threat to America was AlQaida in Afghanistan, not Iraq
who led the effort to secure lose nuclear weapons in the world?
In a dangerous world, it is judgment that matters

quando il presidente risponde alla chiamata non dovrebbe essere colui
- e l’unico -
che ha avuto il giudizio e il coraggio di opporsi alla guerra in Iraq sin dall’inizio?
che ha capito che il vero pericolo per l’America era AlQaida in Afghanistan, non l’Iraq
che per primo si è battuto per mettere al sicuro le armi nucleari, nel mondo?
In un mondo pericoloso, è la capacità di giudizio che conta

Barack Obama